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L’altra guerra di Biden. Contro l’Europa

di Gianni Dragoni Gli Stati Uniti sono in guerra con l’Europa. Un conflitto che riguarda gli affari, le imprese e i posti di lavoro. Il presidente Joe Biden vuole che i...

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L’altra guerra di Biden. Contro l’Europa

di Gianni Dragoni

Gli Stati Uniti sono in guerra con l’Europa. Un conflitto che riguarda gli affari, le imprese e i posti di lavoro. Il presidente Joe Biden vuole che i paesi dell’Ue siano docili alleati, in pratica sottomessi alla sua politica di inviare armi all’Ucraina per combattere contro la Russia, ma negli affari Biden va da solo. Ha preso una direzione simile a quella di Donald Trump, cioè tutelare l’industria americana anche a rischio di danneggiare gli “alleati” europei con quella che la Ue considera concorrenza sleale.

Sebbene in forma meno rudimentale delle leggi protezionistiche di Trump, dette “America First” o “Buy American”, come dire “Prima gli americani”, adesso è una legge firmata da Biden in agosto a creare grande preoccupazione in Europa. Di cosa parliamo? Ci riferiamo all’Inflation Reduction Act (Ira), la legge sulla riduzione dell’inflazione, con la quale si dichiara l’intenzione di raggiungere gli obiettivi di tutela dell’ambiente e di contenimento del riscaldamento del clima previsti dall’Accordo di Parigi del 2015. Obiettivi secondo molti irrealistici, soprattutto dopo che in seguito alla guerra Russia-Ucraina molti paesi europei hanno fatto retromarcia sull’ambiente e, per rimpiazzare il gas di Putin, hanno riacceso le centrali a carbone, il combustibile più inquinante.

La legge approvata dal Congresso americano stanzia 369 miliardi di dollari di sussidi pubblici, in dieci anni, da spendere per investimenti nello sviluppo di energie rinnovabili pulite, eolico, solare, elettrico e anche il nucleare. Da queste misure dovrebbe derivare una riduzione netta del deficit del bilancio federale di 102 miliardi di dollari.

La Ue accusa gli Stati Uniti di violazione delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Secondo il commissario Ue al Commercio, Valdis Dombrovskis, gli incentivi “discriminano le industrie Ue dell’automobile, delle energie rinnovabili, delle batterie e quelle che consumano molta energia”. Un esempio? Un sussidio di 7.500 dollari per l’acquisto di auto elettriche sarebbe ammesso solo per quelle con parti sostanzialmente fabbricate e assemblate in Nord America. Per le batterie al litio almeno il 40% di componenti deve provenire dagli Stati Uniti.

Lo scopo di Biden è attirare investimenti nelle tecnologie verdi negli Stati Uniti. Gli incentivi o gli sgravi fiscali ci sono solo se le fabbriche e i posti di lavoro crescono sul territorio americano. Bruxelles ribatte che così le industrie basate negli Stati Uniti sono favorite e faranno una concorrenza sleale a danno di quelle europee, perché nella Ue questi sussidi non sono ammessi. La Ue è già impegnata a spendere 750 miliardi di euro con il programma di rilancio Next Generation Ue. Ogni Stato deve destinare almeno il 37% dei soldi a investimenti per il clima e le riforme. Ma non ci sono clausole di precedenza agli acquisti di prodotti europei come il “Buy American” di Biden (e di Trump).

La legge entrerà in vigore il primo gennaio 2023. Oltre a creare un danno commerciale alle aziende europee, che saranno immediatamente penalizzate nelle esportazioni negli Stati Uniti, ci sarà un’altra conseguenza negativa: molte industrie saranno spinte a investire negli Stati Uniti anziché in Europa, con un sacrificio di posti di lavoro. Perfino numerosi grandi gruppi europei stanno già pensando di costruire nuove fabbriche o delocalizzare negli Stati Uniti. In Germania, Volkswagen e Bmw vorrebbero aumentare la capacità di produzione di automobili in America. In Belgio la Solvay ha deciso di partecipare a un grande progetto di batterie oltre Oceano. La francese Saint Gobain si espanderà in California. Nell’energia la spagnola Iberdrola intende fare circa la metà degli investimenti nei prossimi anni negli Stati Uniti.

C’è un impatto anche in Italia. L’Enel ha annunciato che costruirà una megafabbrica di pannelli solari sfruttando le agevolazioni di Washington in un’area tra i Grandi Laghi e il Texas. L’investimento sarà superiore ai 600 milioni che Enel sta spendendo per ampliare la fabbrica di pannelli di Catania, potrebbe arrivare a un miliardo. Anche Airbus, primo costruttore mondiale di aerei per passeggeri, con base in Francia, considera le nuove opportunità. L’amministratore delegato, Guillaume Faury, ha detto che la legge di Biden “è uno stimolo, cerchiamo di farne buon uso. Vedo molti progetti ora che avranno molto più senso negli Stati Uniti anziché in Europa, per cui è importante il dialogo tra i due blocchi”.

Ma il dialogo è infruttuoso. L’unico leader europeo che ha protestato è il presidente francese Macron, è andato da Biden a dire che la sua legge sul clima è “super aggressiva per le nostre società” e rischia di “frammentare l’Occidente”. Il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, ha chiesto “una forte risposta dell’Europa”, che potrebbe includere sussidi. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il 16 agosto si era congratulata con Biden scrivendo in un tweet che la legge pone “le basi di un’economia dell’energia pulita”. Un’esultanza un po’ affrettata, adesso von der Leyen afferma che la Ue dovrà “semplificare e adattare” le proprie regole sugli aiuti di Stato per rispondere a Washington, ma esclude che la Ue voglia aprire una guerra commerciale con gli Stati Uniti “perché questo non è nel nostro interesse, o in quello degli americani”. Non sappiamo cosa ne pensi Giorgia Meloni, non pervenuta.

Mentre l’economia degli Stati Uniti va a pieni giri e il Pil beneficia anche delle massicce forniture di armi e di altri aiuti a Kiev, i paesi della Ue stanno già pagando care le conseguenze della prolungata guerra in Ucraina, con un’economia vicina alla recessione e un’inflazione tornata ai livelli di 40 anni fa: in novembre il 10% in media nell’eurozona, l’11,8% in Italia, su base annua. I rincari sono altissimi per il gas e l’energia elettrica.

Anche qui gli Stati Uniti ci guadagnano e l’Europa ci perde. Per sostituire il gas che prima veniva dalla Russia molti paesi europei, compresa l’Italia, comprano anche gas liquefatto che arriva via nave, in grandi quantità dagli Stati Uniti. Non sappiamo quanto paghiamo questo gas. Di sicuro uno sproposito, ci sono costi di trasporto, oltre a quelli per trasformarlo in liquido e poi di nuovo in gas. Il gas all’ingrosso negli Stati Uniti, nell’Henry Hub, costa 18 euro per megawattora, invece in Europa i commercianti applicano un prezzo molto più alto, quello del famigerato mercato speculativo Ttf di Amsterdam, che nei primi 11 mesi di quest’anno è stato in media superiore a 135 euro. Prima della crisi le medie di lungo periodo erano di 20 euro. In Europa il gas viene pagato sei-sette volte rispetto agli Stati Uniti. Che dalla guerra ci guadagnano due volte. Eppure i governi europei rimangono docili, sottomessi alleati di Biden. E sembrano anche contenti.

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